Estratto dal testo critico di Daniele Astrologo Abadal

Estratto dal testo critico di Daniele Astrologo Abadal in occasione della mostra “A la lumiere de Ravenne”, Paray le Monial, Francia, 2007

Si veda allora di Marco Bravura l’installazione disposta ad arco per accogliere con un abbraccio il visitatore. Una cortesia per l’ospite che avverte in questa soluzione formale il richiamo remoto dell’abside. Eco architettonica pertinente al luogo in cui si trova, la Tour Saint-Nicolas, antica chiesa di Paray-le-Monial, una costruzione risalente al XVI secolo a struttura gotica. Argomentazioni, queste, che sottolineano l’attenzione dell’artista per il contesto ambientale, la sua sensibilità spaziale volta a stabilire un dialogo con l’architettura e la sua identità storica. La stessa allusione all’abside da parte di un artista musivo non è priva di significato. Quella superficie concava rappresenta agli occhi dei mosaicisti la consacrazione storica della loro arte e una somma espressione estetica.

In questa installazione, la disposizione paradigmatica degli elementi iconografici su fondi uniformi ricorda l’ordine di santi disposti ai lati del Santissimo, il centro simbolico che in questo caso viene esemplificato dalla Icona a forma di pala lignea. Un impianto estetico pensato e realizzato in onore della tradizione paleocristiana e bizantina, le cui implicazioni simboliche si possono rintracciare nel valore sacro del numero sette. Considerazioni di ordine storico corrette ma insufficienti per cogliere la poetica di Bravura. Il richiamo della tradizione cristiana permette la comprensione dell’impianto generale del lavoro, l’assetto dell’installazione tesa al dialogo con l’ambiente architettonico e con il visitatore, ma non getta una luce ermeneutica. I vari santi che in genere occupano la superficie concava dell’abside sono qui sostituiti dall’icona dell’alberofoglia. Un’immagine ambigua perché ne racchiude due senza per questo entrare in contraddizione, senza eliderle. L’albero e la foglia convivono non solo nella risoluzione formale affine ma nella stessa identità di una natura di specie vegetale. Una convivenza che unisce la coppia e ne completa le rispettive parti. Il principio maschile dell’albero e quello femminile della foglia si fondono nell’Icona Alberofoglia che rappresenta una sintesi ideale del ciclo della natura. Bravura non si stanca di percorrere i sentieri creativi ispirati dal regno della vita già a lungo frequentati in passato, quando, oltre ad evocare le forme tratte dalla natura, ha stretto con essa un rapporto intimo. I sette pannelli ricalcano la stessa impronta dell’albero-foglia il cui interno è mosso da multiformi e variopinte soluzioni espressive come avviene per le foglie di uno stesso albero o per gli alberi di una stessa specie. Non c’è foglia uguale all’altra anche se sono così simili da confondersi tra loro. Lo stesso accade alle tessere che essendo fatte a mano non perdono la propria identità senza per questo giungere a differenziazioni nocive per l’armonia d’insieme. Ciascuna di loro è selezionata per occupare in modo puntuale quel posto e non un altro, così come le gemme buttano secondo un certo ordine dato in natura. La tessitura acquista pertanto una profonda valenza spaziale. Mentre Marco realizza l’icona ne struttura la superficie. C’è da parte sua un grande impegno nello sviluppare e variare la sintassi interna di ogni motivo dell’albero-foglia. Un comporre per diversi aspetti paragonabile alla logica delle variazioni su un tema, genere codificato ed elaborato in ambito musicale. D’altro canto è forse un caso che le sette opere esposte corrispondano al numero delle note musicali oppure è un riferimento esplicito? Certo, i brani composti da Bravura non sono traducibili nella forma del canone o della fughetta, con tanto di quodlibet finale. Si riconosce al massimo un’aria, identificabile con la pala centrale grazie alla sua importanza capitale. Se sussiste una relazione simpatetica col mondo della musica questa va ricercata nella scala delle note e nei relativi attributi cromatici. A questo punto non si può fare a meno di rilevare che i colori dell’arcobaleno, ovvero quelli corrispondenti allo spettro della luce solare sono ancora una volta sette suddivisi in primari (giallo, rosso, blu/azzurro) e secondari (arancione, verde, violetto, indaco). Molti di questi caratterizzano i vari Alberifoglia che si qualificano, di volta in volta, per la presenza dell’oro, dell’azzurro, del rosso, del viola e del verde. Colori capaci di emettere il suono di una nota che nel caso dell’oro suona come un do.

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